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lunedì 6 febbraio 2012

I could never see tomorrow

Ho un rigurgito di pensieri.
Detesto i periodi pre-scena del crimine nelle mutande in cui mi sembra di ragionare normalmente e poi scoppio in lacrime con una facilità rara, peggio delle ragazzine che si sentono più mature e profonde se piangono 5 volte in 6 giorni.. vorrei urlare in faccia alla gente e invece finisco col tentare di bloccare il mentuccio tremulo e quelle lacrime del cazzo che escono al posto delle palle che non ho. E poi mi riduco così, in pigiama, davanti a uno schermo con la musica a cannone.. manco fossi in un film .
Penso a tutta la musica che ancora non conosco e mi odio perché mi sembra di essere in ritardo, di aver perso tempo prezioso appresso (o a presso?) alle boy/girl band anni 90 e a tutti quei cantanti che adesso non mi vergogno di aver ascoltato (ma forse dovrei), quando avrei potuto approfondire tante cose che ho scoperto solo ora e che continuerò a scoprire.
Ma certi brividi che provo adesso sentendo certe canzoni li sentivo anche 21 anni fa, solo che adesso a volte mi si addormenta la testa a momenti, per quanto li sento.
Mi ricordo che un anno fa, a quest'ora, ero davanti al pc (deja-vu) aspettando trepidante di sentire quel suono  di 2 secondi, che arrivassero le 20.05 del martedì o che succedesse semplicemente qualcosa che mi allontanasse per un momento da quelle giornate di assenza e solitudine inconsapevole. Ricordo come fosse ieri la risata isterica che non riuscivo a fermare quando ho visto quella foto di Yoda.
Ricordo la disperazione da universitaria disillusa, quella depressione costante che mi faceva dare esami per sport, senza alcuna ragione valida; ma ricordo ancora meglio quella rivelazione, quando ho conosciuto chi c'era dietro questo brano e mi si sono aperti gli occhi.

E le speranze, i filmini mentali, i concerti ogni settimana del gruppo di "amici in comune", i litigi con le vecchie comitive, il viaggio in colorado (e i miei vestiti, cappelli, sciarpe persi chissà dove..che quando perdi la valigia, capisci quanto poco contino queste cose, ma quanto ti possa sentire privata di un pezzo di te senza), quello a canterbury con la paura di parlare inglese perchélosomamisentoun'idiotalostessoquandodevoparlare
coninglesi.
Ricordo quando ho realizzato che non riuscivo più a fidarmi di nessuno, e che mi ero scelta delle gran belle false amicizie.
Ricordo quando ho cominciato a cambiare in molti modi e in poco tempo, ascoltando.
E poi ho azzerato tutto.
E ricominciato.
Ho un rigurgito di pensieri.

E un brivido meraviglioso che mi porto dietro da 21 anni ogni volta che I can still feel the breeze..

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