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sabato 30 ottobre 2010

call me irresponsible

La gente non chiama più.
Conclusione a cui sono arrivata già da un po' di tempo, ma che volevo esplicitare qui perché comincio sinceramente ad odiare questa cosa.
Ammetto che io, in primis, non sono mai stata una gran "chiamatrice", ma comunque in un modo o nell'altro il telefono l'ho sempre usato per contattare chi volevo.
Adesso invece?
Eh, adesso!
Provate a ripensare un attimo all'ultima conversazione che avete avuto con una persona qualunque tra i vostri conoscenti, con cui magari avete dovuto decidere di risentirvi al più tardi il giorno che vi siete visti: io scommetto che il 90% di voi ha detto "ci sentiamo dopo su facebook", oppure "ci sentiamo dopo su msn o su skype".
Voilà, les jeux sont faits.
Quello che voglio dire è che la rapidità e la convenienza non eguaglieranno mai l'impersonalità del sentirsi via cibernetica: dov'è finito il contatto visivo e fisico, cazzo?! Anche solo sentire una voce, che male fa? Ok, le videochiamate, va bene... ma il resto?
Non capisco perché ormai è così faticoso digitare un numero di telefono.. manco bisogna più premere tasti, se era quella la gran fatica di "un tempo".
Sarà paradossale scrivere queste cose su un blog, ma mi adeguo all'epoca, così si dice: ho un blog, ho facebook, msn, twitter, ho skype. Tutto il necessario per essere considerata in dai nerd.
Però ecco vorrei cancellare tutto, se solo non fosse che tutti ormai comunicano così e quindi eliminare tutti gli account implicherebbe una decisa astensione alla vita sociale, e non ho intenzione di metterla in atto. Diamo voce a questi pensieri come meglio si può, dai.
Completo il paradosso andando a vedere, lunedì, The Social Network; sono sicura che David Fincher sia del mio partito.


lunedì 25 ottobre 2010

Precious Illusions

Ho passato 10 giorni oltreoceano, senza pensieri fissi, senza illusioni.
10 giorni di vagabondaggi, su strade che pareva rompessero la linea temporale e ti facessero assistere alla venuta delle 4 stagioni in pochi istanti.
Ho sognato cose sconnesse, per la maggior parte che mi sarei tanto evitata di sognare.
E' che non riesco a capacitarmi del fatto che possa essere finita così, una cosa che in realtà non è neanche davvero mai cominciata sì, però mi logora il pensiero che possa fregare solo a me.
Allora ascolto di nuovo canzoni che parlano di preziose illusioni, e esprimono pensieri che mi ricordano tanto i miei...
Dì qualcosa, per favore.
Prova a riparare.
Provaci almeno!

I've spent so long firmly looking outside me
I've spent so much time living in survival mode
But this won't work as well as the way it once did
Cuz I want to decide between survival and bliss
And though I know who I'm not I still don't know who I am
But I know I won't keep on playing the victim

These precious illusions in my head did not let me down when I was a kid
And parting with them is like parting with a childhood best friend...




sabato 16 ottobre 2010

going missing

Partire, lasciare tutto a marcire, ad aspettare.
Non pensare a niente, non sentire nient'altro che il rumore sordo del motore dell'aereo che va verso l'oceano.
Me ne vado via per un po', stacco tutto, mi dimentico certe facce e ne ricordo meglio altre,
I'm going missing for a while..
Non ho nulla da perdere, le cose a cui tengo restano lì, il mio cane mi aspetta impaziente, i miei amici o quello che ne resta di loro, anche.
I've got nothing left to lose..
Non ho intenzione di ripensare a nulla che non sia importante davvero.
Oh, I don't listen to anything!

You tried to hit me just to hurt me so you leave me feeling dirty coz you can't understand...

E' come sentirsi usati, umiliati anche.
Colorado, arrivo.

My dear we're slow dancing in a burning room...

mercoledì 13 ottobre 2010

I'd rather go blind

Idealizzare i musicisti solo per le canzoni che cantano o scrivono, quanto sono brava io a farlo.
Paolo Nutini idealizzato da me è l'uomo perfetto.


martedì 12 ottobre 2010

Oblivion

Dimenticare, eliminare le emozioni, di qualunque natura esse siano.
Ricordare la loro assenza, nei giorni in cui la speranza di vederle comparire, era soffocante. Riscrivere, memorizzare, ottimizzare nuove esperienze e fatti recenti, che eguaglino e riescano a superare la cocente ferita passata.
E dopo tutto questo combattere e rifiutare il dolore, rialzarsi e capire che non ne vale la pena, di provare ancora qualcosa per chi non prova più niente.
Parole al vento, dette, ripetute, pensate, sognate.. Parole vane. Eppure ora, Parole Sincere.
Lo spettacolo è finito, la recitazione ha dato i suoi frutti, crudeli e sofferti.
La vita continua, e io continuo insieme a lei.


Non voglio altro che l'Oblio della Noncuranza.




voleva solo essere
una personale e vissuta interpretazione
di questo pezzo meraviglioso,
ripescata dal mio vecchio blog.

riflessioni di una malaticcia.

Mi sento molto filosofa oggi, sarà il delirio febbricitante.
Rifletto sulle relazioni interpersonali.
Soprattutto, rifletto sulle relazioni interpersonali tra persone che si conoscono poco.
Vediamo se riesco a fare un discorso come si deve:
ieri aiutando mio cugino a fare i compiti, mi sono inceppata su una domanda a cui doveva rispondere: come farsi accettare dagli amici?
Ora, io so benissimo che è una domanda cretina, però mi ha dato quasi fastidio. Il verbo "accettare" mi trasmette rabbia e incomprensioni, ed è in contrasto con la parola "amici", perché se sono davvero definibili come tali, non c'è bisogno di sapere come farsi "accettare".
Non lo so se sono io che la trovo una domanda fuori luogo, oppure lo è davvero. Forse no.
Fatto sta che ho detto a mio cugino "tu come risponderesti?" e lui mi ha guardato incerto, ridendo quasi, e ha detto un semplice ed eloquente: "boh". Già. Boh.
"Rispondi che il miglior modo per farsi accettare è essere se stessi, ascoltare ed esprimersi, stare vicino quando c'è bisogno. Le solite cazzate", gli ho detto. Menomale che lui rideva.
Io avrei voluto chiamare l'autore del libro per dirgli "ma te ce li hai degli amici o hai bisogno di sapere da un bambino di 10 anni come farti "accettare"?".
L'ho presa sul personale, non so bene perché.
Forse sto diventando lentamente una cinica disillusa, chi lo sa.
Comunque ultimamente mi sorprendono di più le persone che conosco meno, rispetto a quelle che conosco da una vita.
Mi sembra addirittura di poter dire che preferisco parlare e conoscere cose nuove, di persone che frequento a sprazzi, piuttosto che parlare con la solita gente e incazzarmi con chi dovrebbe preoccuparsi più di tutti per me, e invece mi manda da sola con la febbre in giro, per poi scrivermi "scusa, ho letto adesso".

E così scatta un fulmineo e sonoro: Bah.

Vabbé, lasciamo cantare John che è meglio.
(E' periodo).


Life is what happens to you while you're busy making other plans...


domenica 10 ottobre 2010

an unspeakable tragedy

"God is a concept by which we can measure our pain. I'll say it again, God is a concept, by which we can measure our pain. I don't believe in magic, I don't believe in I-ching, I don't believe in bible, I don't believe in tarot, I don't believe in Hitler, I don't believe in Jesus, I don't believe in Kennedy, I don't believe in Buddha, I don't believe in mantra, I don't believe in Gita, I don't believe in yoga, I don't believe in kings, I don't believe in Elvis, I don't believe in Zimmerman,

I don't believe in Beatles!

I just believe in me. Yoko and me. And that's reality. The dream is over, What can I say? The dream is over. Yesterday, I was dreamweaver, but now I'm reborn; I was the walrus, but now I'm John.

And so dear friends, you just have to carry on. The dream is over."

C'è qualcosa in questo video e in questa canzone che mi fa venire i brividi. Li ho già di mio oggi, e sospetto che mi porteranno ad avere raffreddore e febbre in men che non si dica. Ma sti cazzi.

Mi sento bene comunque, non mi scalfiscono i batteri di certo.

Mi sto ubriacando di fiducia per uscirne finalmente fuori, come diceva Lucio. Do fiducia a chi è molto presente in questo periodo, nell'attesa di venire ricambiata in qualche modo.

E nel frattempo sogno di guidare su strade sgombre con la mia macchina, solo io e lei. E un po' di musica, ovviamente.

Dio quanto amo guidare.

giovedì 7 ottobre 2010

and that's pretty amazing...

Mi fa quasi commuovere questa canzone cantata da Tori Amos.
Sarà che sono decisamente felice?




lunedì 4 ottobre 2010

parisian skies

Vabbé, penso si sia capito: mi sono fissata con i Maximo Park questo mese.
E soprattutto con questa, e un altro paio di canzoni che prima o poi troverò il modo di mettere.

I love the tiny veins on your back, they remind me of the way that porcelain cracks

Ma come si fa a non amare una frase così??!?!