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giovedì 27 ottobre 2011

my new Mantra



lunedì 24 ottobre 2011

Don't fake it, Embrace it

Perché sto sempre zitta nel bel mezzo di una discussione?
Perché le volte in cui parlo, al 99% dico una cazzata in cui non credo veramente.
Sono superficiale in un modo che odio, odio a morte quella parte di me che vuole far notare la sua presenza con frasi dette senza pensare, tanto per dire qualcosa e farsi vedere dal mondo circostante. Ho sempre odiato le frasi fatte eppure cado nel circolo vizioso.
Il silenzio è l'unica via di salvezza dall'umiliazione di me stessa quando non so davvero di cosa si sta parlando e tento invece di far vedere che è così, so esattamente di cosa si parla.
Sta zitta, per favore. Taci. Sono le cose che mi ripeto ogni volta che succede, e la volta dopo ancora.
Suono piano, ho paura di far notare agli altri che non so tante cose.
Parlo piano, per lo stesso motivo.
Piano piano mi sto rendendo conto di quanto siano fragili le cose che ho appreso in passato, di quanto io abbia bisogno dell'approvazione degli altri ma soprattutto di essere compatita.
Sono totalmente il contrario di quello che vorrei essere.
Penso proprio sia giunto il momento di ammettere la mia ignoranza crassa sulla maggior parte degli argomenti riguardanti politica, religione, storia, e chi più ne ha ne metta.
E' giunto il momento di ammettere che non sono una vera batterista, perché ho perso 1 anno e più a non studiare e a suonare e basta, senza dedicarmici sul serio, adesso lo voglio fare e lo farò, perché ho bisogno di sapere che quando ricevo un complimento non sia una cosa detta per farmi piacere o per non farmi sentire una pippa.
Voglio scrollarmi di dosso questa sensazione che la maggior parte delle cose che faccio o dico siano giudicate come stupide o inutili.
Comincerò cancellando qualche post all'apparenza didascalico ma talmente scontato da dar fastidio.

venerdì 14 ottobre 2011

This Must Be The Place

Datemi una macchina del tempo, per favore, così posso andare a vedere i Talking Heads che cantano Crosseyed & Painless e sentire quel brivido che sale su per la spina dorsale fino alla testa. Dio, musica. Musica con la M maiuscola.
Datemi un posticino nascosto a Pompeii, uno al Cavern Club prima che i Beatles fossero quello che sono diventati, ma soprattutto datemi una macchina del tempo per andare a Woodstock, datemela per vedere Miles Davis, Louis Armstrong, Benny Goodman, Wes Montgomery, persino Beethoven, Chopin, Satie, Mozart o un qualsiasi concerto degli anni 70/80, fino a che il mio corpo non diventi una scomposizione molecolare di sola e pura Musica!!!
Chi è che fa più musica così?
Chi li fa più concerti così?


martedì 11 ottobre 2011

Amici Miei

Quelli che spesso per brevità, definiamo amici, altro non sono che “compagni di viaggio”.
Questa frase l'ho letta su un sito di aforismi: non erano parole di nessuno degli scrittori, poeti o musicisti citati, erano di un semplice utente, ed erano anche le uniche che sono riuscita a condividere.
Si passa una vita intera a costruirsi una propria realtà 'sociale', giorni passati con svariate persone in cui riponiamo tutte le nostre speranze e convinzioni di sorta, mesi a cambiare noi stessi e giri di amicizie, e poi anni ad assestare quelle poche cose sicure che siamo riusciti ad accumulare.
Alla fine quello che ci resta è soggettivo, di base si desiderano rapporti stabili, soldi, sesso, tranquillità, il tanto declamato amore, un lavoro per cui valga la pena alzarsi all'alba ogni mattina, eccetera, eccetera, eccetera e degli amici veri. Tutti desideri condivisibili, ovviamente.
Ma la cosa che mi chiedo ormai costantemente è cosa definisce sul serio una vera amicizia?
Non ditemi le solite cazzate dell'amico nel momento del bisogno, l'amico Presente, l'amico con cui uscire e che condivide i nostri stessi interessi, ma soprattutto quella epocale degli amici "di lunga data"!
Veramente pensate che la vera amicizia sia quella che dura da anni?!
Cosa sono 7, 14, 16, 28, 35 anni?! Come fai a dire di conoscere una persona solo perché la frequenti da tanto tempo? Io non posso neanche dire di conoscere sul serio le mie sorelle o i miei genitori, ma nemmeno lontanamente me stessa.
La verità è che non si conosce nessuno sul serio, si conoscono solo le proprie speranze riposte in quelle persone, i bei ricordi e quelli brutti a loro legati e come ha detto Proust, i legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L'uomo è l'essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente.
Le uniche persone che io senza alcun dubbio sento di poter definire mie amiche, sono quelle 5 persone con cui sono cresciuta, senza dimenticare quella con cui sto crescendo ora.
Ma ancora ci resto male quando vedo "amicizie" che sembravano quasi fraterne finire per l'infantile desiderio di vedersi in ogni momento libero.
Non è questo che mantiene un legame saldo, non è questo tipo di presenza, è il costante pensiero che qualsiasi cosa accada quella persona ci sarà, anche dall'altra parte del mondo, anche dopo 1 settimana, 2 mesi, 3 anni senza vedersi. Perché privarti di una persona così per puro egoismo o forse egocentrismo?
Eppure alla fine resti solo tu, deluso, disilluso e amareggiato, col pensiero che devi socializzare e trovare qualcun altro a cui affidare il tuo affetto, qualcun altro per uscire e fare cose al di fuori dalla routine e che poi irrimediabilmente finirà per farne parte.
L'unico motivo per cui ancora stiamo lì alla ricerca è perché vogliamo condividere i nostri pensieri con qualcuno che già non li conosca quasi tutti e perché abbiamo il costante bisogno di confrontarci con il resto del mondo e sapere che abbiamo degli alleati al nostro fianco.




domenica 9 ottobre 2011

tududu-tudu-tutturu

Ci sono domande a cui è difficile rispondere; non è detto che siano sempre domande intelligenti, a volte si vuole sapere anche solo come fa una canzone a far venire la pelle d'oca e altre volte, con un pizzico di intelligenza in più, ci si chiede come mai tutti i cantanti ciechi ondeggino quando suonano e cantano. Sono cose a cui non si pensa e forse non ce ne rendiamo conto, ma sono la maggior parte delle cose che ci chiediamo e di cui molto probabilmente non sapremo mai la risposta.
C'è sempre questa cosa che ci spinge a cominciare una giornata, il pensiero che potrebbe essere migliore della precedente, il fatto che ci sia da fare tante cose, oppure che non si debba fare assolutamente niente se non quello che si vuole fare davvero.
Già, e guarda caso è il dubbio più popolare di quest'epoca in cui tutti sanno fare tutto e non emerge quasi mai chi ha davvero talento.
E allora forse la cosa che da esseri umani ignari del nostro destino pensiamo tutti appena svegli, pur non ricordandocelo mai perché non ci è concesso di ricordarci cosa sia, è ciò che vogliamo diventare e forse quello che saremo sul serio, se ci impegniamo.
Siamo, in quanto "esseri": il problema è che a volte ce ne dimentichiamo e quindi perdiamo tempo facendo quello che in realtà non ci interessa assolutamente portare avanti.




Oh, and Happy Birthday John.

martedì 4 ottobre 2011
la disorganizzazione mentale e fisica mi porta a sentirmi strisce umidicce che mi delineano i contorni del viso. (lacrime le chiamano, lo so, ma in questo caso mi sembra un nome troppo altisonante).
volevo un attimo di tregua, per uscire da questa casa, e invece non si esce, si sta a casa a studiare, con la voglia di andare a sentire un po' di musica e stare con amici alticci.
e la consapevolezza di non avere più tante persone per uscire su cui contare la sera.
è cambiato tutto, sono cambiata e oggi mi sembra di essere solo peggiorata o di stare peggiorando. neanche riesco a impormi. sono proprio un'idiota.

dio, la voglia di scappare che si fa di nuovo sentire.
e schiacciamo questo pubblica post, dai.

Let me make you happy

Si passa dallo scrivere per sfogarsi, allo scrivere solo per il gusto di farlo.
Un anno fa scrivevo perché mi sentivo sola, due anni fa perché dovevo parlare e analizzare una storia neanche definibile come tale; ora scrivo, non importa quanto o quando, l'importante è liberare parte di quello spazio mentale che mi serve per immagazzinare altri pensieri e ricordi.
Voglio migliorare ogni giorno che passa, sento che è il momento di lasciarsi alle spalle vecchi atteggiamenti inutili, di ammettere la propria superficialità e di andare più a fondo nelle cose.
Non è lo studio, è l'imparare. Non è suonare, è esprimersi.
Si può cambiare restando comunque gli stessi, non serviva Jovanotti per capire questo dato di fatto.
Oggi ricomincio a fare lezioni di batteria, riprendo a costruire quell'estroversione che mi è sempre mancata, e come ha detto mio padre:
salvaguarda la tua introversione col pianoforte, ma cura la tua estroversione con la batteria.

E nel frattempo, I want to make you happy, I want to make you feel alive.