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martedì 14 dicembre 2010
And I Will Sing A Lullaby...
Distrarsi per non pensare alle cose che, al momento, si presentano più importanti.
Mi riesce così bene pensare al superfluo; ma il superfluo è indispensabile.
Sto forse diventando una misantropa, le persone mi sembrano così facilmente malleabili che vorrei allontanarmi, fare l'Alexander Supertramp della situazione, senza ovviamente morire per una stupidissima bacca avvelenata.
Per fortuna però c'è ancora qualcuno che non si lascia prendere dalla corrente rivoluzionaria e dalla bellezza della ribellione, qualcuno che non parla senza sapere di cosa sta parlando.
Mi sento ribelle io, che non vado a manifestare. Paradossale.
E intanto mi crogiolo nella pigrizia, tentando di uscirne, di diventare migliore.
sabato 11 dicembre 2010
?
Non c'è fine alle illusioni, non c'è.
Forse per non bloccare questo flusso di coscienza dovrei scrivere senza alcuna punteggiatura in pieno spirito futurista ma mi concederò qualche punto non sopporto l'idea che non ci sia fine neanche alle frasi.
Non amo restare incollata al pc il sabato sera soprattutto andando alla ricerca di chissà quali persone nei vari social network che ormai mi popolano il computer. Eppure mi succede di provare una sorta di dipendenza quando non so con chi parlare e allora vado alla spasmodica ricerca di qualcuno che sia abbastanza interessante da soddisfare la mia annoiata curiosità.
Perché il raffreddore mi ha incollata al letto sepolta sotto un cimitero di fazzolettini smocciolati e lo so che non è un'immagine fantastica da avere in testa ma beh mi rappresenta in questo momento quindi che fare non lo so girare vagare navigare. Facebook è sempre il metodo migliore per farsi i cazzi degli altri che odio che odio che odio pensare che sono lì in mezzo e mi ci crogiolo pure appresso a tutto quel mondo malato che ormai è così che va mi devo adeguare per parlare con le persone che frequento perché nessuno ha soldi per ricaricarsi il cellulare e per chiamare e allora vai immergiamoci nella fintissima scenografia di zuckerberg facciamo vedere solo una parte di noi stessi e riempiamoci la testa di una marea di stronzate.
Giro tra i profili di persone sane di mente che sono uscite a farsi una vita loro che potevano e mi impedisco categoricamente di andare a scoprire che fine hanno fatto quelli che non ho nessunissimissima intenzione di rifrequentare. Per fortuna la cosa non mi tange e non è una tragedia poi però finisco su quello che mi lascia di stucco perché chissà che cosa c'è scritto e invece è una specie di morsa allo stomaco irrefrenabile. Io non ho fatto niente di male per meritarmi di sentirmi così di merda da sola senza che nessuno ne abbia colpa perché magari neanche è riferito a me quello che c'è scritto sai quante persone hanno il mio nome in questo mondo assurdo. Ma mi sento quasi a denti stretti derisa e presa come un oggetto in mezzo a tanti altri come una bambolina di pezza molto carina gettata in mezzo a tutte le sue simili.
Allora mi rifugio nella mia amata immortale la musica la sinfonia numero sette. Ludovico Van.
Sette come i brividi che mi scorrono lungo il corpo ogni volta che quei violini cominciano il loro crescendo di contrappunti e di rabbia o risentimento perché io non ci sento tristezza semmai profonda grinta e alla fine rassegnazione.
Allora mi rifugio nel cinema fedele compagno della mia amata immortale ma sempre in Ludovico Van con un pizzico di Gary Oldman che non guasta ed ecco.
Non penso più.
Ewig Dein
Ewig Mein
Ewig Unß
martedì 7 dicembre 2010
Jigsaw Falling Into Place
Just as you take my hand
Passa tutto in secondo piano: le parole, il tempo.
Ritrovo leggeri fiocchi di neve che schiariscono uno scenario artefatto.
Tutto è più luminoso e nitido.
Cammino in un film dai colori sgargianti, verderossoeblu.
Mi dicono che è Natale che si avvicina, mi dicono.
No longer wound up like a spring
Un po' di rosso lo vedo sulle mie dita martoriate, sulle quali puntualmente sfogo tutti i miei flussi di coscienza. Potessero parlare, mi urlerebbero contro tutto il dolore che mi illudo di non sentire mentre scarnifico pezzi innocenti di una pelle troppe volte sfiorata da mani amiche o solo conosciute.
Che cosa voglio togliermi di dosso, cosa voglio eliminare dal mio corpo?
Il tocco di chi non mi conosce davvero o quello di chi, con un solo gesto, riesce a capire esattamente cosa mi passa per la testa?
Before you've had to much, come back in focus again
La pelle parla, ma nessuno ascolta.
Il sangue rappreso è il simbolo della mia perenne lotta interiore, anche se lotta inizia per L.
Ah, ah.
Before you're lost between the notes
Cosa c'è oggi, cosa ci sarà domani, cosa c'è stato ieri.
La mia pelle lo sa, lo sente.
Le mie dita sono tracce dei pensieri che ho nascosto e tenuto per me, e me soltanto.
Words are blunt instruments
Dovrei forse smettere di pensare, anche solo un istante, lasciarle a illudersi di potersi rigenerare, di tornare ad assumere un colorito roseo e non sanguinolento.
Words are sawn off shotguns
Vizio prelibato che assaporo ogni volta che sento l'epidermide ruvido al tatto.
Soddisfazione nel vedere la pelle morta delle emozioni passate staccarsi dai miei polpastrelli.
Disgusto nel constatare che cosa ho fatto delle mie mani.
Imbarazzo nel non poterle nascondere.
"Che cosa ti sei fatta?"
Niente, volevo fare un puzzle in pelle.
Come on and let it out
venerdì 3 dicembre 2010
She's Only Happy In The Sun
Lo diceva Ben Harper, right? She's only happy in the sun.
Un po' come succede a me: questi giorni di pioggia mi avevano reso un po' una cinica disillusa.
Invece voilà, oggi è tornato il sole e all'improvviso è tutto fantasticamente allegro e giallo.
Eppure non mi succede niente di niente.
Questa cosa, lo so, ha un nome: meteoropatia.
Ma è troppo inflazionato come termine, perciò preferisco parlarne come se non esistesse definizione.
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